Testo piano UE per Clima
Piano UE sul clima: testo integrale sull’ambiente
Salvaguardia del clima in tempi di crisi: ricetta all’italiana
L’accesa protesta dell’Italia contro il Piano Ue per Clima ed Energia, il cosiddetto Pacchetto del 20-20-20, per ora ha avuto l’effetto di surriscaldare i rapporti tra Roma e molti partner europei, ma promette di alzare anche la temperatura in senso meno metaforico. (Il testo integrale si trova alla fine di questo articolo)
Il Piano sul clima varato nel 2007 dal Collegio dei Commissari e approvato nel Gennaio 2008 dai 27 membri dell’Unione con la firma dei rispettivi esecutivi nazionali, prevede il taglio del 20% delle emissioni di CO2, ovvero di anidride carbonica, un miglioramento del 20% dell’efficienza nel settore industriale, e un aumento del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili; questi parametri si riferiscono ai dati del 1990. Il Piano sul clima entrerà in vigore dal 2010, e il 2020 è la data limite per raggiungere i traguardi indicati. In linea con i parametri fissati nel 1997 con il Protocollo di Kyoto sulla limitazione di emissione di CO2, il Pacchetto 20-20-20 si presenta come misura improrogabile per la battaglia contro il surriscaldamento del pianeta e la salvaguardia dell’ambiente prima dell’irreparabile.

Con l’inizio dell’autunno e lo scoppio della crisi finanziaria, il Premier Silvio Berlusconi ha espresso la volontà di modificare i parametri contenuti nel Piano sul clima, e posticipare di almeno un anno la sua entrata in vigore. Ignorando chi, come ad esempio il Presidente di turno della Ue, il francese Nicholas Sarkozy, ha bollato come “irresponsabile” questa richiesta, il Presidente del Consiglio ha ripetuto che giudica troppo elevati i costi che l’industria italiana dovrebbe sostenere per rispettare il taglio del 20% di emissione di CO2 e l’aumento del 20% nello sfruttamento di energia rinnovabile; a Roma si parla di un’incidenza di +1,54% sul PIL, il Prodotto Interno Lordo, calcolabile tra i 18 e i 22 miliardi di Euro. Al Commissario UE Stavros Dimas, dichiaratosi “allibito” per questi numeri, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha consigliato di rileggersi i documenti offerti dalla Ue stessa, riferendosi all’Allegato sulle Stime di Impatto relative al Piano sul Clima e l’Energia. Stavros Dimas allora ha ripetuto che secondo quell’Allegato il Piano inciderà sul PIL da +0,51 a +0,66, impatto calcolabile tra 9,5 e i 12,3 miliardi di Euro, e ha specificato che le stime segnalate da Berlusconi e Prestigiacomo si verificherebbero solo nel clamoroso caso in cui l’Italia trascurasse lo sfruttamento di energia rinnovabile, diminuisse l’efficienza delle proprie industrie, e continuasse ad emettere CO2 in palese violazione del protocollo di Kyoto.
