Indipendenza del Kosovo e crisi UE
Dopo l’indipendenza del Kosovo, i Balcani durante la crisi UE
L’indipendenza del Kosovo, nonostante l’Onu non abbia sciolto le riserve sulla sua legettimità, continua a mietere riconoscimenti. Gli ultimi, quelli di Montenegro e Macedonia, si allinenano con la scelta dei maggiori Paesi Europei di appoggiare la piccola Nazione nata lo scorso febbraio. Tuttavia, anche a causa della crisi politica ed economica, l’Unione Europea non riesce a trovare la chiave giusta per risolvere le questioni che affliggono i Balcani. Intanto, dalla fine del 2007, un’ondata di violenza ha investito i Paesi della ex-Jugoslavia; le micce della polveriera sono ancora accese.
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La secessione del Kosovo dalla Serbia, inseguita tenacemente dall’etnia albanese e, soprattutto, i tentativi dei serbi arroccati al nord di separare immediatamente il territorio di Mitrovica dalla neo-capitale Pristina, impongono all’UE scenari imprevisti e l’assunzione di nuove responsabilità.
A maggior ragione dopo che l’Irlanda, a giugno, ha detto no al Trattato di Lisbona, già avanzo di una costituzione continentale, azzerando i sì degli altri membri. La bocciatura ha spinto la UE a bloccare gli ingressi di tutti i Paesi candidati; tra gli altri, Croazia, Bosnia Erzegovina (divisa in due entità substatuali, la Republika Srspka e la Federazione Mussulmano Croata), Macedonia e Montenegro, già impegnati a rispettare i parametri fissati da Bruxelles per entrare nell’Unione, resteranno alla porta insieme alla Serbia, fino a quando i 27 non avranno ratificato regole condivise da tutti. Esultano i fronti antieuropeisti di questi Paesi, e soprattutto i nazionalisti, perché scorgono l’opportunità storica di cambiare la geografia della regione in base all’etnia. La causa principale per cui scoppiarono 5 guerre in di 10 anni.
