Saramago e l’osservatore romano
Saramago e l’osservatore romano con i suoi nanetti
Permettetemi in mattina di messa, di esprimere con tutto il trasporto di chi ha ancora sangue nelle vene e non è ancora interamente proiettato nell’aldilà, il mio sdegno per l’articolo pubblicato ieri dall’osservatore romano su Saramago.

Josè Saramago
Per chi non lo conoscesse, Josè Saramago è stato uno dei più grandi scrittori contemporanei, insignito del premio Nobel per la letteratura e autore di capolavori come “Cecità” e “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Chi abbia mai letto un suo libro sa già di quali testi stia parlando e potrà comprendere immediatamente anche perchè uno dei suoi libri campeggi in cima a questo blog, tra le cose per cui valga la pena vivere (insieme a Pamela Anderson anni 90, agli Smashing Pumpkins di Mellon Collie, al Milan e alla musica rock!).
La notizia della sua morte – all’età di 87 anni – mi è giunta banalmente dall’autoradio venerdì e mi è dispiaciuto infinitamente pensare – nel traffico del rientro a casa dopo il lavoro – che non avrebbe più potuto regalarci altri libri o pensieri e che una persona così straordinaria aveva abbandonato questo nostro mondo. Arrivato a casa ho spontaneamente rallentato il ritmo della lettura di “Caino“, una delle sue ultime opere, quasi per centellinare il piacere delle pagine. Mi conforta solo il fatto che ho ancora molti suoi libri da leggere e che quindi mi terrà ancora compagnia anche oltre la sua vita terrena!
Queste sensazioni delicate, che si creano talvolta nel rapporto ideale tra lettere e uno scrittore, sono state turbate dall’intempestivo articolo pubblicato da l’osservatore romano (volutamente in minuscolo, come sarebbe piaciuto a Saramago) il giorno dopo la scomparsa dello scrittore. L’articolo – ad opera di claudio toscani – dal titolo “l’onnipresenza (presunta) del narratore” coglie l’occasione della scomparsa di Saramago per scrivere un pezzo livoroso, contro il quale mi piacerebbe non spender argomenti e limitarmi ad invettive alla Cecco Angiolieri. “L’onnipresenza (presunta) del narratore”, che titolo presuntuoso! Il frutto della percepita minaccia all’onnipresenza onnipotente della chiesa mi verrebbe da chiosare!
