Saramago e l’osservatore romano

Posted by Oz on Giu 20, 2010 in Libri, Perle, Think (pink) |
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Saramago e l’osservatore romano con i suoi nanetti

Permettetemi in mattina di messa, di esprimere con tutto il trasporto di chi ha ancora sangue nelle vene e non è ancora interamente proiettato nell’aldilà, il mio sdegno per l’articolo pubblicato ieri dall’osservatore romano su Saramago.

Saramago

Josè Saramago

Per chi non lo conoscesse, Josè Saramago è stato uno dei più grandi scrittori contemporanei, insignito del premio Nobel per la letteratura e autore di capolavori come “Cecità” e “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Chi abbia mai letto un suo libro sa già di quali testi stia parlando e potrà comprendere immediatamente anche perchè uno dei suoi libri campeggi in cima a questo blog, tra le cose per cui valga la pena vivere (insieme a Pamela Anderson anni 90, agli Smashing Pumpkins di Mellon Collie, al Milan e alla musica rock!).

La notizia della sua morte – all’età di 87 anni – mi è giunta banalmente dall’autoradio venerdì e mi è dispiaciuto infinitamente pensare – nel traffico del rientro a casa dopo il lavoro – che non avrebbe più potuto regalarci altri libri o pensieri e che una persona così straordinaria aveva abbandonato questo nostro mondo. Arrivato a casa ho spontaneamente rallentato il ritmo della lettura di “Caino“, una delle sue ultime opere, quasi per centellinare il piacere delle pagine. Mi conforta solo il fatto che ho ancora molti suoi libri da leggere e che quindi mi terrà ancora compagnia anche oltre la sua vita terrena!

Queste sensazioni delicate, che si creano talvolta nel rapporto ideale tra lettere e uno scrittore, sono state turbate dall’intempestivo articolo pubblicato da l’osservatore romano (volutamente in minuscolo, come sarebbe piaciuto a Saramago) il giorno dopo la scomparsa dello scrittore. L’articolo – ad opera di claudio toscani – dal titolo “l’onnipresenza (presunta) del narratore” coglie l’occasione della scomparsa di Saramago per scrivere un pezzo livoroso, contro il quale mi piacerebbe non spender argomenti e limitarmi ad invettive alla Cecco Angiolieri. “L’onnipresenza (presunta) del narratore”, che titolo presuntuoso! Il frutto della percepita minaccia all’onnipresenza onnipotente della chiesa mi verrebbe da chiosare!

In questo mirabile…colpo basso del giornalismo, che ha irritato altri blog come cronachelaiche, si leggono meraviglie come:

“E per quel che riguardava la religione, uncinata com’è stata sempre la sua mente da una destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava, Saramago non si fece mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico:  se Dio è all’origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l’effetto di ogni causa.
Un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perché del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al per altro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto, per via della Sua onnipotenza, della Sua onniscienza, della Sua onniveggenza. Prerogative, per così dire, che ben avrebbero potuto nascondere un mistero, oltre che la divina infinità delle risposte per l’umana totalità delle domande. Ma non per lui..”

La mente “uncinata”, già perché se va contro la chiesa sarà un uomo pazzo o una donna strega! “Semplicismo teologico” ci tocca leggere! da un giornalista che forse potrebbe andarsi a studiare Aristotele, o dirci lui come invece può spiegarci dall’alto della sua avanzata teologia cosa faceva dio mentre in milioni morivano nei forni crematori o cosa fa quando nascono bambini che muoiono di fame dopo 10 giorni senza alcuna colpa. Sarà l’uomo che è libero e imperfetto, sarà satana che si diverte o – come chiede Saramago in fondo – sarà possibile che non ne sia responsabile? E se la risposta è no, quale dio stanno glorificando alla domenica mattina in chiesa?!

La chiesa cattolica del resto non scopre oggi la sua avversione verso Saramago a causa delle sue posizioni dissacranti e non ortodosse. In particolare sembra non avergli mai perdonato il capolavoro “Il vangelo secondo Gesù Cristo“, opera nella quale lo scrittore portoghese rilegge la vita di Gesù e gli eventi narrati dei vangeli in una chiave completamente rovesciata.

Nell’Evangelio emerge tutta l’umanità della figura di Gesù, che ama, tentenna, soffre, ha paura proprio come ogni uomo di questa terra. Sopra di lui si pone invece la figura di un dio vendicativo ed egoista, interessato soltanto alla propria gloria, distante dagli uomini e complice – se non principale responsabile! – delle nostre sofferenze. Completa il quadro la figura di Satana, rovescio della divinità senza essere il negativo assoluto, esecutore del male quasi per dovere ma anche vicino agli uomini e al loro soffrire più di quanto non lo sia dio.

Il “vangelo secondo Gesù Cristo”, checché ne pensi l’osservatore romano coi suoi piccoli interessi terreni, è una delle poche opere letterarie che osa puntare il dito in alto quando si parla di teodicea, che non gira vigliaccamente l’indice verso il diavolo, che riconosce agli uomini la dignità del loro soffrire, che affronta a viso aperto tutta l’incomprensibilità del male.

E’ evidente quindi perché la chiesa cattolica abbia messo all’indice lo scrittore, e personalmente non esito a dubitare che se ne avesse avuto ancora il potere, ne avrebbe anticipato la dipartita con un bel fuocherello (come me la pensa anche bortocal nel suo blog). Meno accettabile per chi ancora può pensare, è il fatto che l’osservatore romano – strumento di regressione spirituale particolarmente efficace nel belpaese, come l’occhio di Sauron che è più forte vicino alle sue terre – se ne esca con un articolo così sprezzante e critico il giorno dopo la morte dello scrittore.

Troppo vile il comportamento di chi – invece di intraprendere un dialogo con Saramago vivente – pretende di scriverne l’epitaffio e si affretta così a seppellirlo. Conosciamo del resto la psicologia di questi “credenti” per partito preso, la conosciamo dai tempi di Nietzsche che per primo l’ha smascherata. Tutori della vita e della morte, unici conoscitori del bene e del male, ripetitori di preghiere che non capiscono, presuntuosi detentori dell’unica verità.

Inutile mettersi ad argomentare con chi si pasce di comode convinzioni, sottoscrivo quanto scritto dagli amici del blog nave corsara. Auguro a Claudio Toscani, autore dell’articolo sull’osservatore romano, di trovare sempre prati verdi creati da altri su questo mondo – giganti rispetto a lui – dove sfogare il suo rancore di nanetto: inutile sperare che comprenda più di quello che il suo dio gli ha dato in dote. Leggendo il suo pezzo, si evince solo la fretta di concludere l’articoletto con “Saramago è stato dunque…”, cioè di mettere la pietra tombale del giudizio sulla vita di uno scrittore grandissimo. Come la sua chiesa, abituata da secoli a governare le questioni di vita e morte, l’osservatore romano appone il suo sigillo anche sulla morte di Saramago, il quale però nonostante la dipartita ha ancora 77 volte 7 più vita di quanta ce ne sia in tutto il vaticano e nel suo misero quotidiano.

Voglio urlare forte, perché Saramago lo possa sentire, che non passa un solo giorno in cui non ringrazio dio per avermi fatto venire al mondo in un secolo in cui il potere di questa cricca si sta dissolvendo e il gioco di questi nanetti è stato smascherato. Ringrazio dio per non dovermi piegare alla presunzione incontestabile di chi crede di avere dio dalla propria parte e per questo ostenta ed esercita potere su un mondo che con l’altra mano disprezza profondamente. Ringrazio dio perché il mondo è sempre meno sotto il dominio di uomini rancorosi perché poveri, e invidiosi di tutto quello che su questo mondo ha un valore: la bellezza, l’amore, la forza, la salute il coraggio, la giovinezza.

Invito infine chi legge questo post ad investire un 5 per 1000 della propria dichiarazione per comprare “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” e magari anche “Caino”, a leggere e a pensare, a porsi davanti alla propria anima con gli occhi aperti e senza il velo dell’incenso che li addormenta, ad aprire le orecchie alle sofferenze del mondo – e magari a provare a darsi da fare per alleviarle – anziché a ripeter preghiere come litanie, a maggior gloria del dio di una chiesa che vorrebbe ancora tenerci tutti al suo giogo di padrona della vita e dell’ultraterreno.

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3 Comments

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Giu 21, 2010 at 01:39

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Dic 11, 2011 at 14:09

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Dic 12, 2011 at 05:21

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