Legge Gelmini: scontri in Piazza Navona
Novembre 2nd, 2008. Pubblicato in Think (pink). Nessun commento.
Dopo gli scontri in Piazza Navona, Napolitano: no alle violenze, ma ora ascoltare la protesta
Nel mese di Ottobre, sulla scuola si è aperto un aspro dibattito politico che ha coinvolto il Governo, opposizioni, le parti sociali e i comuni cittadini; perfino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dedicato molteplici esternazioni riferendosi ai cambiamenti in atto nella scuola, e alle reazioni che tali cambiamenti hanno suscitato nel Paese. (Abbiamo riportato il testo integrale della Legge Gelmini nell’articolo “Legge Gelmini“).
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Questo dibattito si è inaugurato con le vigorose proteste nei confronti della “Riforma Gelmini”, dal nome del ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, annunciata a ciel sereno dal Governo Berlusconi e concepita come Decreto di Legge inserito nella Finanziaria 2009. Quindi, assente nel programma elettorale, e imposta senza dibattito parlamentare.
Una parte dei cittadini direttamente interessati dalla Legge Gelmini, tra loro studenti, dirigenti scolastici, insegnanti, ricercatori e anche i genitori, si sono uniti dando vita a varie forme di protesta più o meno concertata: mobilitazione di massa, blocco della didattica, lezioni per strada, occupazioni di istituti, cortei nelle piazze, fino allo sciopero generale della scuola dello scorso 30 Ottobre. Il fronte anti-Gelmini, nato non politicizzato e da subito imponente, ha dimostrato pacificamente le proprie idee contro alcuni punti della riforma; in particolare, il ripristino del maestro unico alle elementari e i tagli ai fondi destinati alla pubblica istruzione. Tuttavia, la cronaca ha anche registrato certe manifestazioni di prepotenza: dall’occupazione di binari nella stazioni, all’impedimento delle attività in quegli istituti che non hanno sospeso le lezioni in concomitanza di scioperi o marce cittadine. L’episodio più eclatante, ripreso da tutti i media e oggetto di discussione parlamentare, è rappresentato dagli scontri di Piazza Navona a Roma, il 29 Ottobre, di fronte al Senato.
Proprio mentre in aula passava la Legge Gelmini, due gruppi politicizzati, il Blocco Studentesco di area destra, e un gruppo di sinistra che comprendeva militanti dei Centri Sociali, si sono affrontati finendo per menarsi. I colpi di mazza hanno ricordato l’eco degli anni ‘70, quando le università erano trincee politicizzate e le piazze campi di battaglia.

Repubblica ricostruisce gli scontri di Piazza Navona e attribuisce le responsabilità degli aggressori, gli studenti di sinistra, e sottolinea la malafede di chi, pur subendo un’aggressione, ha reagito disponendo di spranghe a portata di mano. L’editoriale di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 31 Ottobre sottolinea come non si può regalare questa protesta di piazza, civile nei toni, a 300 violenti. Nessuno chiede una nuova stagione di rivoluzione e repressione: non le Istituzioni, benchè il Premier Silvio Berlusconi abbia, incautamente, minacciato la Polizia nelle scuole salvo poi ritrattare; non chi è sceso in piazza, visto che la maggioranza ha manifestato il proprio disaccordo nei limiti costituzionali; non il Paese, che ormai ha elaborato gli anni di piombo e ha ancora negli occhi la follia di Genova 2001. Se la protesta si radicalizzerà, le ragioni si confonderanno con lo starnazzare di un’aia in preda alla tensione.
La scuola è un settore troppo importante per il futuro di qualsiasi Paese perchè i violenti ne condizionino la sorte; i dati OSCE su quella italiana, poi, sono desolanti. A leggerli, in risposta ci si attenderebbe un nuovo patto formativo; invece la Legge Gelmini, a detta di molti, non rinnova nulla, ed è essenzialmente un capitolo di una manovra finanziaria approvata dal Consiglio dei Ministri in nove minuti! Si spiegherebbe così l’assenza di ogni confronto pubblico e tecnico sulle scelte fatte. Molti temono che il Governo metterà mano all’Università in questo stesso modo: riforme guidate dalla regola del far quadrare i conti dello Stato a costo di trascurare le reali necessità degli atenei e i loro problemi.
Studenti, insegnanti e rettori hanno affidato personalmente al Presidente della Repubblica il mandato di difendere la loro causa di fronte al Governo, ma Giorgio Napolitano ha mantenuto la distanza che la sua veste impone; non ha dato nessun giudizio sulla Legge Gelmini, anzi, ha ammonito che “non si può solo protestare”. Tuttavia, il solo gesto di raccoglierle, ha innalzato le proteste, investendole di dignità. Di fronte alle violenze, però, ieri ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità: “Gli scontri di piazza Navona sono il segnale dei rischi che il movimento studentesco corre, [...] ma non sono l’immagine, la rappresentazione vera di questa grande massa di studenti che si e’ messa in agitazione.”
Durante il Governo Prodi il DDL sulle Liberalizzazioni venne rivisto perchè i tassisti si misero di traverso sulla strada e da lì non si mossero, fino a quando l’allora Ministro Bersani tolse i provvedimenti che intaccavano la loro corporazione. Dal 29 di Ottobre, la Gelmini è Legge a tutti gli effetti, questo nonostante nelle piazze si siano riversate centinaia di migliaia di persone. Si parla già di Refereundum per abrogarla, anche se i Radicali spiegano che sarebbe tecnicamente difficile, visto che è un testo accorpato alla Finanziaria 2009. Allora che cosa ne sarà di questa protesta, “ampia e tumultuosa”, come l’ha definita il Presidente della Repubblica? Basterà aver riportato l’attenzione attorno all’istruzione e le sue urgenti questioni? Basterà aver chiarito che per una riforma vera e strutturale di Scuola e Università serve un confronto tra tutte le parti in gioco, senza pregiudiziali? Basterà aver riassaporato i peggiori giorni della nostra Storia Repubblicana perchè tutto rimanga entro i confini democratici? Si spera solo che questi primi due mese di scuola abbiamo insegnato a tutti qualcosa, e che diventino lezione per il prossimo futuro. Cristiano Arienti per e-potion