AC / DC : BLACK ICE
Novembre 15th, 2008. Pubblicato in Fun da Charlie. Nessun commento.
AC/DC: Black Ice, the new album. Back in black again!
1973 : anno di nascita
16 : album in studio all’attivo
35 : anni di carriera
72 : graduatoria nei 100 migliori artisti MONDIALI di TUTTI I TEMPI !!
200.000.000 : copie di album venduti ( avete letto bene. DUECENTO MILIONI )
55 : età media dei componenti
8: anni dal precedente album
2008: Black Ice
Quando ero uno studente mi sono sempre ripetuto, guardandomi allo specchio, che i numeri non servono a dare valore ad una persona….bella forza dopo un quattro in latino.
Ma qui non si scherza più. I numeri che avete appena letto non lasciano dubbi.
Sono in poche, anzi una sola, le band che al mondo possono rispondere ad un appello come questo !
Il nome lo faccio solo per dovere di cronaca : AC / DC.

Sono numeri impressionanti che non possono essere spiegati come fortuna, al posto giusto nel momento giusto, una volta si poteva fare o cose del genere.
Per questi numeri occorre solo una cosa: essere i migliori. E basta.
Ci sono tanti modi per essere etichettati come dei numeri uno. Ultimamente ho notato che spesso si ricorre a qualche scandalo sessuale, oppure si lancia nelle fauci della stampa il proprio divorzio miliardario, si potrebbe puntare su un filmino a luci rosse indebitamente “sottratto” e sparato nell’etere di Youtube o meglio di tutto entrare ed uscire di continuo da un non ben qualificato rehab.
Perché questo fa notizia. Questo fa artista maledetto.
Questo fa rock !!!
Sì…………..certo………………come no…………….
Domanda: avete mai visto un componente degli AC/DC ad una sfilata di moda? Avete mai visto un componente degli AC/DC protagonista di un film porno ? Avete mai sentito di un componente degli AC/DC arrestato o aver appeso il proprio figlioletto al balcone di un albergo ?
Avete mai visto un componente degli AC/DC sulla copertina di una rivista perché ha perso il suo peso forma e non essere più un buon esempio per frotte di teenagers rachitici ?
Risposta: no.
Quindi non rimane che una possibilità. Amare veramente cio che fai. E gli AC/DC amano davvero la loro musica.Perché non arriva dalla ricerca di una posizione nelle classifiche di vendita.Non arriva dalla voglia di apparire sulla copertina di una rivista.Non arriva dalla moda della settimana precedente promossa da MTV.Non è pensata per durare tre mesi (giugno/luglio/agosto), incassare qualche centinaio di migliaio di dollari e scomparire esattamente da dove era arrivata.
E’ musica dal cuore………per il cuore !
Perché quando la si ascolta si sta meglio.
Uno dei pochi gruppi capaci di mettere d’accordo tutti: amanti del blues, maniaci della black music, famelici affamati di riff rock, feste della birra, sperduti club sul cucuzzolo di una montagna, contest di skateboarder, colletti bianchi inscatolati nelle proprie auto incolonnate, papà e figli.

Un quattroquarti: nulla di più facile e più devastante. Sfido chiunque ( in puro stile Fruittella ) a resistere ad un gioioso air guitar o ad un contest di air drummer o a trattenere quel piedino che deve a tutti i costi battere il tempo o più semplicemente a……….non muovervi.
Gli AC/DC, per fortuna, sono ripetitivi.
E grazie a tutto questo nell’anno 2008 possiamo finalmente ricominciare ad imbracciare la nostra vecchia racchetta da tennis, posizionarci davanti ad uno specchio, chiudere gli occhi e saltellare su di una sola gamba!
I fratelli Angus ci regalano l’ennesimo capovaloro. BLACK ICE. Un bel quindici tracce come non se ne sentivano da un po’.
- Rock’n'Roll Train
- Skies on Fire
- Big Jack
- Anything Goes
- War Machine
- Smash n Grab
- Spoilin’ for a Fight
- Wheels
- Decibel
- Stormy May Day
- She Likes Rock’n'Roll
- Money Made
- Rock’n'Roll Dream
- Rocking All the Way
- Black Ice
E’ un disco maturo. Ma non uno di quelli che diventano accademici e poi rimangono lì perché alla quarta traccia non ti ricordi nemmeno perché lo stai ascoltando.
E’ maturo per una semplice ragione: gli AC/DC non devono dimostrare nulla!
Non devono dimostare di essere tornati perché non se ne sono mai andati !
Non devono dimostrare di non essere stati influenzati da altre band perché agli altri hanno insegnato a suonare.
Non devono dimostrare di essere ancora in forma perché a 53 anni non si salta su un palco per due ore di filata se non ne hai voglia.
Non devono dimostrare di essere “alla moda”: Angus si veste così da 35 anni !!
Devono solo ed esclusivamente suonare.
Black Ice è un album che ti deve crescere dentro. Per poi rimanere.
La opener track, “Rock ‘n’ Roll train”, è un ottimo inno per i nostalgici di “Highway to Hell “e il modo migliore per pigiare il tasto play del vostro lettore.

Ma il bello di questo album è che da qui in avanti siete saliti sulle montagne russe: riff blues alternati a calde ballads, AC/DC riff che si danno il cambio con il rock più classico, gran staffilate della voce del buon Brian, granitico lavoro dietro alle pelli e poi giù in picchiata attaccati alla familiare backing guitar di Malcom e ai funambolici a soli di Angus.
Ed esattamente come alla fine il trenino delle montagne russe si ferma sarete un po’ confusi e scompigliati.
Ma desiderosi di ricominciare immediatamente un altro giro !!!
Lunga vita fratelli Young.
LUNGA VITA AC/DC.
Stay rock……stay POTION !

Charlie
Summit Congo per la guerra delle miniere
Novembre 7th, 2008. Pubblicato in Think (pink) da Artur. Nessun commento.
Summit in Congo per una guerra nostra
Se nella Repubblica Democratica del Congo ci fosse una rete di infrastrutture che rendesse la capitale Kinshasa meno estranea al Kivu, 3.000 kilometri più a est, forse il Governo oserebbe inviare rinforzi per spegnere i focolai di guerra che oggi stanno investendo centinaia di migliaia di civili.
Infatti dall’Agosto del 2008 i diversi gruppi armati presenti nelle Regioni dei Grandi Laghi hanno ricominciato a farsi la guerra, stracciando la pace raggiunta nel 2007 con l’elezione del presidente Joseph Kabila nelle prime consultazioni democratiche del Paese. In Congo le fazioni in lotta sono più o meno le stesse che dal 1998 al 2003 si sfidarono per il controllo di alcune delle miniere più ricche del pianeta. Milizie espatriate dal Rwanda, ovvero gli hutu che perpetrarono il genocidio del 1994, massacrando Tutsi e hutu moderati; i Tutsi di Laurant Nkunda, sostenuti nell’ombra dal governo Rwandese; il Mayi Mayi, esercito di nativi a difesa del territorio congolese; l’Esercito di Resistenza del Signore, truppe ugandesi dedite al saccheggio; per anni, in momenti diversi o in luoghi diversi della regione, questi uomini in armi hanno costretto la popolazione a scavare nelle miniere per estrarre oro, diamanti, e il coltan, una lega superconduttore, necessaria per il funzionamento di microprocessori. Il Coltan era insostitubile per qualsiasi prodotto Hi-Tech: il mondo se l’è ritrovato nella vita di tutti i giorni senza nemmeno sapere che esistesse; oggi si sfruttano anche Cassiterite e Tantalio, altre leghe che venano vaste aree del Congo.
Scrivere questo articolo, leggerlo attraverso un monitor, implica l’utilizzo di un materiale estratto da giovani mani in cunicoli senza alcuna misura di sicurezza; in occasione di una frana, il caporalato della miniera scava di nuovo per raccogliere un cadavere e recuperare il sacco di minerale. La pericolosità delle miniere in Congo è una costante ovunque, sia nelle cave in mano ai ribelli del Kivu, sia in quelle concesse legalmente nel sud, in Katanga, ad esempio, dove le multinazionali straniere, in qualche modo, hanno continuato a prendersi cobalto e rame incuranti della guerra.
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Del rame invece tutti conoscono l’altissima conduttività e il conseguente utilizzo in qualsiasi ambito della vita comune: dalle rotaie alle linee elettriche, dalle grondaie ai processi di stampa, dalle monete alle fibre ottiche. L’Istituto Italiano del Rame spiega che questo minerale sarà indispensabile per le politiche mirate ad abbattere il riscaldamento del pianeta, con l’imporsi dei sistemi che sfruttano l’energia rinnovabile. Per capire la sua incidenza nella nostra economia, solo in Italia esistono circa 33 aziende che si propongono sul mercato della lavorazione del rame; quelle che si occupano del suo recupero sono 69; sono innumerevoli, invece, le imprese che per vari scopi si avvalgono di questo prodotto (censimento Kompassitalia.it). Storicamente, i maggiori importatori di rame congolese sono stati gli europei; ancora oggi i partner principali sono Belgio, Finlandia, Francia, ma si calcola che in pochissimi anni la Cina si è assicurata il 20% della produzione annua. Presto però, Pechino potrà disporre di una fetta ben più appetibile dei giacimenti in Congo, 620.000 milioni di tonnellate; secondo l’ICGS, Gruppo Studi Internazionali del Rame, la richiesta mondiale del 2008 è inferiore a 20.000. Il presidente Laurant Kabila ha firmato un’accordo che concede alla China Railway Group, la Sinohydro Corporation di Pechino e la China Metallurgical Group Corporation, il monopolio delle risorse di rame e altri minerali del Paese in cambio di 5,7 miliardi di Euro destinati alla costruzione di 6.000 chilometri di strade, 3.000 chilometri di ferrovia, dighe, ponti, ospedali, scuole e alla modernizzazione dell’industria mineraria. I cinesi si avvarranno dell’esenzione totale di tasse e imposte sullo sfruttamento e la commercializzazione delle miniere del Paese fino al giorno in cui riavranno indietro tutti i soldi; intanto costruiranno le infrastrutture necessarie affinchè il Congo possa inaugurare una nuova era, dopo un secolo di brutale colonialismo, la tirannia trentennale di Mobutu, e cinque anni di una guerra che ha mietuto 4 milioni di vittime per fame, violenza e malanni come la setticemia.
Quando il Governo, lo scorso aprile riferì in parlamento dell’accordo stipulato con i cinesi, l’opposizione abbandonò l’aula per protesta, giudicando svendute le miniere del Congo; le quali, finora, hanno fruttato ben poco ai congolesi, che vivono con meno di 300 dollari procapite all’anno. A 3.000 chilometri di distanza, invece, per contestare la politica del presidente, i ribelli Tutsi hanno imbracciato di nuovo i fucili con lo scopo dichiarato di impadronirsi del Kivu. Nkunda ha sbaragliato le truppe governative, e ripete che non vuol sentir parlare di miniere del Kivu in mano ai Cinesi, come se fossero di proprietà Rwandese. Intanto a Goma, la capitale della regione, le persone sfuggite alle prime violenze rifiutano i centri di raccolta Onu per via delle condizioni di vita insostenibili, e provano a tornare nelle loro case dove almeno bevono e mangiano. Ban Ki Moon, segretario generale della Nazioni Unite, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza l’invio di altre 3.000 unità in supporto delle 17.000 unità della Monuc, la Missione Onu per il Congo; però ha già fatto pervenire i primi aiuti umanitari a Goma: del sapone. David Miliband e Bernard Kuchner, rispettivamente Ministri degli Esteri di Gran Bretagna e Francia, visitando il Paese africano per conto dell’Unione Europea, hanno ravvisato l’emergenza umanitaria, ma non la necessità rinforzare la missione con forze speciali europee. Oggi loro non interverranno al Summit di Nairobi, Kenia, organizzato dai Paesi dei Grandi Laghi, a cui presenzierà lo stesso Ban Ki Moon; lì si incontreranno Kabila e Robert Kagame, presidente del Rwanda dal 1995. Al Summit di Nairobi si segnerà la sorte dei ribelli, a parole; a Goma disperano che alle parole seguano i fatti, e si metta fine una volta per tutte alle violenze.
I Cinesi, intanto, sono già al lavoro per progettare le nuove vie che uniranno Kinshasa al resto del Paese. Un domani, grazie ai freschi proprietari delle miniere del Congo, le truppe governative potranno intervenire rapidamente anche in Kivu, e sedare qualsiasi ribellione, nel caso questa guerra dovesse durare altri 5 anni. Cristiano Arienti per e-potion
Kubuntu 8.10
Novembre 6th, 2008. Pubblicato in Web da Oz. Nessun commento.
Rilasciato Kubuntu 8.10, KDE 4!
Da pochissimi giorni è disponibile sul sito di Ubuntu la nuova versione del sistema operativo Linux che sta trovando un riscontro inaudito tra gli utenti. La versione di Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex è disponibile sia per aggiornamenti - per chi avesse già installato la precedente 8.04 - sia come CD o Live CD per chi volesse scoprire questo nuovo mondo o semplicemente provarlo senza toccare il proprio PC.
Personalmente ho scelto Kubuntu 8.10, con il gestore desktop KDE che è inserito nel pacchetti nella nuova veste KDE4. Si tratta di una piccola e attesissima rivoluzione, e chi ha provato Kubuntu sa di cosa parlo. Ad ogni modo la scelta tra Ubuntu e Kubuntu è soggettiva ed è legata soprattutto a una preferenza grafica.
Questo articolo non vuole essere una collezione di tecnicismi e numeri, ma semplicemente un invito spassionato rivolto a chi non installa Linux perchè…”poi non so come si fa”. Ho molti amici che non rischiano il passo e magari piratano Windows, ed è a loro e agli altri con la benda e l’uncino che vorrei dire semplicemente: provate ad installare Linux, e se volete una distribuzione semplice, provate Ubuntu o Kubuntu 8.10!
L’interfaccia non è a linee di comando, l’installazione è facile e veloce, il riconoscimento hardware senza complicazioni, l’aspetto grafico sbalorditivo. Avete tutto quello che vi serve, senza dover pagare nessun costo di licenza, senza essere irrisi dalla ridicola pubblicità contro la pirateria, senza dover tremare per i vari validatori e controlli di originalità.
Una cosa invece non la potrete avere: virus! Nessun antivirus, praticamente non correte il rischio di essere contagiati!
Potrete usare firefox per navigare, thunderbird per la posta ad esempio, il pacchetto open office al posto del costosissimo office e se ancora rincorrete la compatibilità con Windows, basta esportare nei formati cari a Microsoft.
Un ultima cosa, il termine Ubuntu deriva da un antico vocabolo zulu (letteralmente: umanità) diffuso in varie parti dell’Africa meridionale. Il termine viene utilizzato nel detto zulu “umuntu ngumuntu ngabantu”, traducibile con “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.
Il codice di Ubuntu (così come quello di Kubuntu) infatti è libero, tutti possono modificarlo e contribuire così al suo miglioramento: sicuri che volete continuare a comprar licenze?!
Prometto una sola cosa: non tornerete indietro! Au revoir